Le finaliste di .itCup 2015: Hello | ITCup
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Le finaliste di .itCup 2015: Hello

Le finaliste di .itCup 2015: Hello

Come nasce l’idea di Hello

Inizia tutto alla fine degli anni novanta, quando ho curato e gestito per un decennio nella rete IRCNet (rete di comunicazione di cui anche Telecom Italia Network faceva parte) alcune delle stanze di chat più importanti, più bella tra tutte quella della mia Bologna. Erano gli albori di internet ed IRC era uno dei sistemi di messaggistica più utilizzati poiché permetteva comunicazioni pubbliche e private in stanze, identificandosi con un proprio soprannome, per parlare del più e del meno. La moderazione era gestita da una cerchia ristretta di persone auto-elette che avevano stretto nel tempo un rapporto d’amicizia tra loro. E’ proprio grazie anche a queste chat che nel tempo ho allargato la mia rete di contatti e amicizie. Per chi come noi ha vissuto internet in questo modo, è stata come un estensione della vita reale, che annullava lo stereotipo di essere smanettoni o reclusi e quello di avere una vita sociale attiva, unendoli. Nel frattempo Internet è cambiata, l’utenza è aumentata e IRC non è più cool. Oggi esistono i social, siamo localizzati geograficamente, ogni cosa è taggata, tutto viene condiviso senza tabù e gli elettrodomestici sono connessi tra loro sfruttando tecnologie sempre più innovative. Sulla base di questi elementi ho deciso di creare Hello, in modo da unire il vecchio al nuovo, ottenendone un servizio fortemente innovativo. Ma un idea resta tale senza un team coeso e capace. Hello non sarebbe stato possibile senza l’unione delle competenze di tutta la squadra, che per noi è come una famiglia.

 

marco   stefano   jacopo  giuseppe  davide

 

Hello è un modo per conoscersi? Come funziona?

Hello è un servizio di messaggistica istantanea che mette in connessione le persone sulla base di luoghi senza la necessità di un legame preesistente. Gli utenti si iscrivono scegliendo un soprannome univoco che manterrà la loro privacy e l’accesso viene effettuato tramite profilo social per velocizzarne il meccanismo. Il prodotto è sviluppato nativamente per la piattaforma iOS e Android. All’apertura dell’app, l’utente si troverà all’interno di stanze generate dinamicamente e identificheranno città e punti di interesse nei dintorni. Sarà possibile comunicare in pubblico e in privato utilizzando messaggi di testo, immagini e l’invio della propria posizione. Uno dei servizi offerti è quello di teletrasporto, che permette di spostarsi nelle chat di luoghi lontani. Se invece sarà l’utente distante da casa, permetteremo sempre di vedere la stanza relativa alla propria città. I punti di interesse sono ottenuti da una nostra piattaforma che stiamo sviluppando e prevede la vendita di servizi di comunicazione e analitica alle imprese, in modo da creare una comunità relativa al proprio business e un pubblico localizzato con cui comunicare. Tra i servizi offerti, la possibilità di inserire banner pubblicitari e definire i colori degli elementi della propria stanza. Sarà inoltre possibile inviare messaggi agli utenti e schedularli nel tempo.

 

Qual è il target e come mai secondo te c’è questa esigenza di utilizzare una applicazione per conoscersi? In cosa si differenzia dalle altre applicazioni nate per lo stesso scopo (Tinder and co)?

Nella nostra app il target viene definito dal luogo o dal punto di interesse che prendiamo in esame. A differenza delle altre che puntano unicamente agli incontri, Hello mira alle conversazioni di carattere generale che possono variare in base all’interlocutore. Ad esempio durante l’organizzazione di un viaggio posso teletrasportarmi e chiedere informazioni sul luogo di destinazione agli utenti locali. Penso che ciò che spinga le persone ad utilizzare la tecnologia per conoscere nuovi amici, sia in parte la curiosità del nuovo strumento, ma anche il fatto di rompere i limiti imposti dalla distanza permettendoci di trovare qualcuno con cui condividere le nostre esperienze e i nostri interessi.

 

Molti italiani vanno in Silicon Valley per investire sul proprio progetto innovativo. Secondo te in Italia cosa non funziona? Dove si blocca il meccanismo della filiera?

Ritengo che non sia necessario essere in Silicon Valley per investire nel proprio business. Ci sono esempi di startup che operano proprio da Bologna e sono casi di successo. Noi stessi abbiamo deciso di mantenere il team in Italia poiché ci siamo affezionati e crediamo nella possibilità di crescita del nostro paese, pur essendo consapevoli della difficoltà nell’operare con le normative italiane. In Italia c’è poca chiarezza e condivisione di informazioni, i professionisti non sono preparati alle nuove situazioni ed è veramente difficile trovare persone competenti che possano aiutarti. Noto un’assenza di advisoring genuino, svincolato da progetti di accelerazione o incubazione. Per questo motivo sono fiero di far parte del team di Founded in Italy (www.foundedinitaly.com), progetto curato dalla Digital Agency Figmenta che si ricollega al network FoundedX (www.foundedx.com) e che ha come missione quella di supportare in ogni modo le startup con radici in Italia raggruppandole e offrendo a chi ne avesse bisogno le proprie competenze acquisite negli anni.

 

Come mai hai scelto di partecipare a .itCup e cosa ti aspetti da questa esperienza?

Il mondo delle imprese è fatto di networking. Alcuni amici hanno partecipato alle edizioni passate di .itCup e sono stato colpito dalle possibilità che hanno avuto interagendo con altre startup e investitori. Mi hanno descritto come determinante il supporto dato dal team e le relative informazioni trasmesse. Così mi è sembrato molto interessante iscrivermi e mi sento di ringraziare lo staff per aver selezionato Hello e la sua squadra offrendoci questa opportunità.

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